Giardino Botanico

Nel Giardino Botanico sono presenti circa ventimila piante riferibili ad oltre 300 colture ed essenze diverse, espressioni tipiche della macchia mediterranea.

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Il Giardino dispone di una fitta rete di sentieri, muniti di segnaletica descrittiva delle diverse colture vegetali, che lo rendono piacevolmente fruibile ai visitatori.

Oltre al citato inestimabile patrimonio vegetale sono inoltre presenti pregevoli testimonianze archeologiche, quali ipogei e caverne naturali visitabili, reperti fossili, e fenomeni calcarenitici di suggestiva bellezza.

  • 60

    Varietà Piante

  • 8000

    Essenze Erbaio

  • 20

    Eventi Teatro

Ipogei e pozzi del Giardino dell’Efebo

Il Giardino Botanico di Agrigento si trova su un altopiano costituito da calcarenite pleistocenica, una roccia sedimentaria tipica della zona, facilmente lavorabile e caratterizzata da una buona porosità. Questa conformazione ha favorito, sin dall’antichità, la realizzazione di pozzi, cisterne e ipogei, strutture fondamentali per la gestione delle risorse idriche in un territorio dove l’acqua superficiale è scarsa.

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I pozzi scavati nella calcarenite servivano per intercettare falde idriche o raccogliere acqua piovana. Si distinguono due tipologie principali: Pozzi trivellati – scavi verticali profondi, con pareti regolari, realizzati per captare l’acqua dal sottosuolo. Pozzi-cisterna – strutture allargate nella parte inferiore, progettate per immagazzinare acqua convogliata da canalizzazioni. Alcuni presentano pareti intonacate con malta idraulica per ridurre le infiltrazioni.

Teatro Efebo

Il suggestivo Teatro dell'Efebo è ricavato nella parte meridionale di un’antica cava, estesa lungo le pendici della Rupe Atenea, da dove, pare, provenissero i blocchi che servirono a costruire i templi. Diodoro Siculo, famoso storico della colonia greca, descrive Akragas all’indomani della battaglia di Himera nel 480 a.C., quando il tiranno akragantino Terone insieme al tiranno siracusano Gelone sconfissero i cartaginesi. Grazie al ricco bottino e ai prigionieri di guerra furono realizzate grandi opere pubbliche: “Costoro tagliavano le pietre, con le quali non solo erigevano i grandi templi degli dei, ma anche realizzavano i canali per le acque della città”.

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Erbaio

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